Il mercato contadino di Mantova: etnogenesi di una comunità rurale

editoriale del 26.3.21 di Mirko Rauso*

Come si forma una identità contadina nel nuovo millennio

Entrando, un sabato mattina, in quello che un tempo era il parcheggio di un supermercato nella prima periferia di Mantova (il quartiere Borgochiesanuova), un osservatore attento noterebbe una targa toponomastica su cui è stampata questa dicitura: PIAZZA DEI CONTADINI. Chiariamoci; la targa non è ufficiale, è una piccola provocazione. Non del tutto innocua. Volendo azzardare, è un po’ come quando cambia un sistema politico e si rinominano i luoghi pubblici: da via littorio a via Gramsci o da Leningrado a Pietroburgo. È un paragone azzardato? Forse sì, ma solo in parte; se non si sa come sia stato possibile trasformare una colata di asfalto abbandonata in un Luogo con la L maiuscola; uno di quelli che crea simboli condivisi da una comunità. Che poi, in piena crisi ambientale e biologica come quella che viviamo, quel Luogo sia anche dedicato al mondo
contadino; non solo è qualcosa di inconsueto, ma è anche commovente.

Facciamo dei doverosi passi indietro, per capire cosa sia successo. Il mercato contadino a Mantova è una presenza da un quindicennio, da quando nell’Ottobre del 2006 il Lungorio (una via del centro che versava in condizioni di abbandono) si tinge di arancio, il colore scelto dal Consorzio Agrituristico Mantovano “Verdi Terre e d’Acqua”. Fin da subito, la scelta di realizzare un luogo di incontro tra la città e la campagna riscosse successo e
riconoscimento. Quando ancora era possibile, non era semplice districarsi e farsi largo tra la gente che affollava i gazebo del mercato, e ciò ha stimolato sempre più realtà a parteciparvi, o anche a nascere, sapendo che avrebbero avuto un canale di commercializzazione non solo garantito, ma anche libero dalle logiche della distribuzione capitalista e gestito da un consorzio di produttori e non da una categoria di settore, a differenza dei mercati di campagna amica controllati (in maniera non sempre democratica) dalla Coldiretti.

Anche altri comuni guardarono alla “nostra” esperienza ed iniziarono a fioccare richieste di aperture di mercati contadini in ogni dove, in provincia ma non solo.
Dalle otto aziende presenti in quel primordiale autunno del 2006, nel giro di dieci anni diventano oltre cinquanta le realtà contadine che partecipano ai mercati “arancioni”, andando dalla classica proposta di ortofrutta, carne e formaggi; fino al miele, le spezie, i cereali locali il pesce di lago ecc.
Le iniziative si moltiplicano e mentre giornali di respiro internazionale come il Guardian, parlando di Mantova citano il mercato contadino; la popolazione cittadina e non solo si abitua a vivere il mercato e a guardare negli occhi e a stringere le mani di chi produce il cibo che consumano. E i supermercati si svuotano. Non è di moda, andarci…..avere la “asporta” del mercato contadino ti fa sentire parte di una comunità.
Tutto bene dunque? Si, se non ci fosse una nube all’orizzonte, dall’inconfondibile color…..gialloverde, e non parlo del governo a trazione 5stelle-Lega; ma del logo della Coldiretti.
La concessione dello spazio mercato a Mantova è stabilito da un bando comunale della durata di sei anni, modulato a posteriori dalla creazione del mercato da parte del Consorzio Agrituristico Mantovano. Il modello è quello dato, e chi vuole competere, deve far i conti con esso.
Nonostante queste premesse, al bando del 2018 partecipa, oltre al Consorzio, la cordata di associazioni guidata dalla Coldiretti chiamata “campagna amica” che, nel resto d’Italia ha fagocitato sul nascere ogni esperienza realmente libera di commercializzazione contadina.

Oltre all’associazione di categoria, fanno parte della cordata Confcommercio, e addirittura fondazioni
locali legate ai poteri economici e bancari. La potenza di fuoco messa in campo è enorme e il Comune, non senza ambiguità, concede alla Coldiretti il mercato creato dai contadini consorziati; nonostante le palesi incongruenze del progetto vincente.

La delusione è enorme, ma contemporaneamente la rabbia di chi si è visto “scippare” la propria realtà si trasforma in lotta, su tutti piani, da quello giudiziario a quello sociale; dalle raccolte firme (migliaia in pochi mesi) fino alle manifestazioni durante le sedute del consiglio comunale. Il protagonismo rurale mantovano raggiunge una punta di consapevolezza altissima: liberi contadini che si oppongono ai poteri più rapaci: la Coldiretti, gli interessi economici e quelli politici. Nel 2019 si raccolgono i fondi per ricorrere al TAR, ma quest’ultimo si pronuncia in favore di Campagna Amica. Chi ci avrebbe biasimato se ci fossimo ritirati, piegandoci a logiche così potenti?

C’erano aziende che dovevano andare avanti, redditi che sostengono famiglie. Sarebbe stato comodo iscriversi alla Coldiretti e cambiare casacca. Già, perché l’elemento pregiudiziale per poter partecipare al nuovo mercato era, di fatto, essere iscritti.

Ma come ci insegnano i proverbi, i contadino sono “cape toste”! Mentre sul piano giuridico si raccolgono nuovi fondi per ricorrere al Consiglio di Stato, si è ormai creata una comunità, consapevole del proprio ruolo in città , sostenuta dal basso dalla popolazione; da quei comuni clienti che si sono identificati a tal punto con i produttori da continuare a comprare in azienda. Però l’atmosfera del mercato manca, e campagna amica si rivela un flop.

Nell’estate dello stesso anno avviene la svolta: IL MERCATO CONTADINO, CE LO SIAMO CREATO NOI ALTRI! Questo è il ragionamento, semplice ma potente che ci ha portato a dare vita alla piazza dei contadini; sapendo bene che ci avevano rubato un luogo, ma non ci potevano depredare della nostra identità.
Il consorzio ha, naturalmente una sede fisica, nel quartiere semi-periferico di Borgochiesanuova. Con uno scherzo del destino, i locali altro non sono che un ex supermercato dismesso con il suo annesso parcheggione per utilitarie familiari. Insomma, un rudere della GDO.

Essendo un luogo privato, già adibito al mercato rionale del martedì, si è messa in campo una scommessa enorme: creare lì, nella nostra “casa” un mercato libero in contemporanea a quello della Coldiretti, non per
puro brio di concorrenza…vabbè un po’ anche per quello…..ma sopratutto per rispondere alla richiesta della gente comune. Il mercato apre, e la scommessa è vinta, anzi stravinta!

La gente arrivanumerosa, addirittura si organizza un servizio navetta per portare la gente dal centro alla periferia (ma dove mai si è visto!) e non solo il mercato parte, ma le entrate delle aziende aumentano. Ci
eravamo quasi dimenticati del ricorso al Consiglio di Stato, presi come si era nei lavori nei campi e nelle aperture dei mercati; quando a Novembre arriva la notizia che ormai nessuno più si attendeva: il mercato del Lungorio tornava ai contadini consorziati!

L’elemento di maggior orgoglio non è stata la semplice rivincita, ma il riconoscimento che il mercato Campagna Amica non rispettava i criteri di libertà associativa promossi dal bando e non rispecchiava i criteri di democraticità che, al contrario hanno sempre contraddistinto la realtà dei mercati precedenti, da superare nel merito ogni altra considerazione.

Oggi, nonostante la pandemia, ci sono ben due mercati contadini liberi a Mantova due piazze contadine, entrambi gestiti (nello stesso momento) dal Consorzio Agrituristico Mantovano…..e per fortuna! Non si sarebbero mai potute organizzare novanta, dico novanta, aziende che hanno capito non solo di quanto sia bello il lavoro che svolgono, ma anche di quanto sia importante il messaggio che portano avanti, sudando nei campi quando si deve; e lottando per un mondo più giusto e libero quando non c’è altro da fare.


*Mirko Rauso è contadino a Mantova e componente del direttivo di Altragricoltura