Sui diritti è necessario uno scarto culturale radicale. Il tempo è ora

L’avvocato Antonio Melidoro, coordinatore del tavolo tecnico del Soccorso Contadino, ha ospitato oggi durante la “Cassetta degli attrezzi” di Radio Iafue, Dario Dongo (Greatitalianfoodtrade.it) in una puntata dedicata interamente agli aspetti politici e giuridici della Dichiarazione per i diritti dei contadini dell’Onu e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Già nell’articolo 17 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo era previsto esplicitamente un diritto alla terra. Per decenni, tuttavia, i diritti dei contadini sono rimasti soltanto nelle rivendicazioni delle reti autogestite e nelle speranze dei lavoratori della terra. Un importante passo avanti è stato fatto il 19 novembre del 2018, quando il Comitato per gli affari sociali, umanitari e culturali dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato il testo della Dichiarazione per i diritti dei contadini e delle altre persone che lavorano nelle aree rurali, registrando però un dato estremamente infelice:

«Il problema è che questo sforzo unitario di normativa internazionale dei diritti dei contadini», ha puntualmente ricordato Melidoro, «ha visto la non adesione da parte dell’Italia». Un fatto estremamente grave, che è andato a creare un precedente dal punto di vista legislativo: la preclusione di un importante strumento per la tutela legale dei lavoratori rurali, impedendo così, prosegue Melidoro: «La possibilità di garantire ai lavoratori rurali un livello di vita adeguato a contrastare la povertà dominante»

Livello di vita adeguato, in opposizione alla povertà estrema dominante; sovranità alimentare, con sostegno alla conservazione della biodiversità e alla lotta contro il cambiamento climatico; protezione contro l’accaparramento delle terre, adozione di riforme agrarie strutturali; impiego dei propri semi che i contadini e lavoratori devono poter conservare, utilizzare, scambiare e vendere; pagamento adeguato di derrate agricole e lavoratori; giustizia sociale e sindacale a cui ciascuno deve poter contribuire per superare ogni tipo di discriminazione. Questi i sei diritti fondamentali affermati nella Dichiarazione, che purtroppo vengono puntualmente messi in discussione, non solo in Italia, che ha esplicitamente manifestato la volontà di ignorare il valore legale della Dichiarazione, ma anche in quei paesi che fanno dell’attività rurale la principale fonte di sostentamento.

Come tutto questo si possa legare non solo ai diritti dei lavoratori della terra, ma anche a quelli dei consumatori (o forse è meglio chiamarli fruitori) è stato puntualmente spiegato Dario Dongo, ospite frequente di Radio Iafue:

«Il 70% dei cibi prodotti dall’umanità provengono da terre coltivate da contadini. Se l’agricoltura oggi viene strangolata dalla sottrazione sistematica da parte di aziende multinazionali, non ci si può aspettare che il 70% del cibo che arriva alle nostre tavole sia un cibo sicuro, equo e di qualità.

Cosa dobbiamo cercare come consumatori? Dobbiamo cercare di acquistare prodotti dove siamo certi che al centro ci sia il rispetto dei contadini».

Ma come fare in modo che l’Italia abbandoni la sua posizione di neutralità?

L’attuazione della Dichiarazione dell’Onu deve ancora passare da un livello legale, ma bisognerà stimolare quei luoghi di incontro e di mobilitazione per permettere una coscienza diffusa di queste contraddizioni. Ha insistito su questo punto Antonio Melidoro: «Bisogna far capire ai consumatori che ci sono moltissime aziende rispondono alle vocazioni territoriali, che non manipolano per esempio il grano per la pastificazione per speculare sul mercato. È necessario uno scarto culturale radicale, me ne rendo conto, ma il tempo è ora».