Lo sciacallaggio dei biopirati: il caso del grano Cappelli. La verità che l’informazione ufficiale non vuole raccontare

Si legge nella “Dichiarazione per la Libertà dei Semi”, il decalogo di principi proposto da Vandana Shiva: “La libertà dei semi è un diritto originario di tutte le forme di vita ed è la base della protezione della biodiversità. La libertà dei semi è un diritto millenario di ogni agricoltore e produttore di cibo. Il diritto degli agricoltori di conservare, scambiare, migliorare, riprodurre e vendere I semi è il cuore della Libertà dei Semi. Quando questa libertà è rubata, gli agricoltori rimangono intrappolati nell’indebitamento ….. La libertà dei semi delle diverse culture è minacciata dalla Biopirateria e dai brevetti ….. La Biopirateria non è innovazione, è un ladrocinio.”.

Se qualcuno pensa che la questione della libertà dei semi riguarda solo realtà lontane da noi si sbaglia di grosso, essendo, al contrario, proprio uno dei punti critici e sensibili del nostro sistema agroalimentare nazionale di cui spesso accompagna la crisi certificando come il nostro patrimonio naturale e di lavoro stia passando in mano a molti sciacalli speculatori.

Il Focus proposto da Iafue PerlaTerra (la web/radio-tv promossa dall’Alleanza per la Sovranità Alimentare) per il 2 novembre 2020 fra le 18.45 e le 20, apre un riflettore su un caso che coinvolge direttamente l’agricoltura italiana e il diritto dei cerealicoltori e dei cittadini a poter accedere liberamente ad una risorsa straordinaria del patrimonio agroalimentare nazionale e internazionale: quella del grano duro “Senatore Cappelli”.

Il Grano duro “Senatore Cappelli” è finito oggetto di una vera e propria azione di biopirateria che lo ha sottratto alla disponibilità degli agricoltori che da oltre un secolo lo coltivano migliorandolo per diventare terreno di una speculazione che, nei fatti, ne sta modificando le caratteristiche naturali e la filiera produttiva compromettendone il rapporto storico con le comunità che lo hanno coltivato e la stessa qualità.

Nel 2016 con una procedura lampo (un vero blitz) la SIS società sementiera di cui è presidente il Vicepresidente nazionale di Coldiretti, si aggiudica dal CREA (Ente del Ministero dell’Agricoltura) la concessione in esclusiva del mantenimento e della commercializzazione del seme imponendo agli agricoltori condizioni denunciate come vessatorie da molti ed in particolare da Altragricoltura e LiberiAgricoltori che sono state promotrici di diverse iniziative chiedendo al Ministro di intervenire pur rimanendo inascoltate.

Il culmine “istituzionale” di questa azione di denuncia è stata una Conferenza stampa al Parlamento tenuta il 20 dicembre 2017 con la partecipazione degli on. Giuseppe L’Abbate (attuale sottosegretario all’Agricoltura ed allora capogruppo del M5S) e l’on.le Antonio Placido che sulla scorta di quella conferenza stampa ha interrogato il Ministro da cui ha avuto una risposta in aula del tipo “tutto sotto controllo”. Così, pure, il Consorzio Sardo del Grano Cappelli col suo presidente Laura Accalai ha più volte e in più sedi denunciato la situazione così come Lucio Cavazzoni (al tempo presidente di Alce Nero). Il 14 febbraio successivo LiberiAgricoltori convoca una manifestazione a Roma sotto il Ministero dell’Agricoltura.

L’Antitrust ha finito col dare ragione delle denunce portate fino al Parlamento ed all’opinione pubblica multando la SIS con 150.000 euro per tre pratiche messe in atto in quanto «contrarie alla disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari».
In particolare la Sis, forte dell’esclusiva sulla commercializzazione delle sementi del “Senatore Cappelli”, ha in questi anni «subordinato la fornitura delle sementi alla riconsegna da parte dei coltivatori del grano prodotto, imponendo alle controparti – sottolinea l’Antitrust – un rapporto cosiddetto di filiera». L’azienda ha inoltre «ritardato o addirittura rifiutato in maniera ingiustificatamente selettiva la fornitura delle sementi ai coltivatori» e, infine, «aumentato in maniera significativa e ingiustificata i prezzi delle sementi».

A questo si aggiunga che, come non bastasse e solo dopo l’assegnazione in esclusiva alla SIS, nel 2017 Bf, holding di Bonifiche Ferraresi, aveva rilevato per 8,3 milioni il 41,19% del capitale di Sis, garantendosi la governance dell’azienda nell’ambito di una strategia di controllo della filiera.

Sarà per questo che le produzioni di grano cappelli (da sempre legate al Mezzogiorno) si sono spostate dal Sud e dalla Sardegna nelle campagne intorno a Bologna? La presidente del Consorzio Sardo Grano Cappelli, Laura Accalai, denuncia come dei 1500 ettari che gli agricoltori del consorzio sardo producevano adesso ne hanno messi in produzione solo un centinaio.

Ma il rischio, esattamente come ci avverte Vandana Shiva, non è solo economico per gli agricoltori, lo è anche per i consumatori e le comunità: crescono i timori che sia in atto un vero processo di industrializzazione della coltivazione che (per esempio) lo sta nanizzando cambiandone le caratteristiche qualitative (l’altezza per esempio che conferisce la capacità delle radici di andarsi a pescare i nutrienti in profondità) e che la logica della “purezza del seme” sia interpretata contro il processo naturale di adattamento ambientale che diversifica positivamente le popolazioni dei grani regionali arricchendole.

Su questi e su diversi altri problemi conseguenti dalla operazione condotta dalla SIS e sostenuta dalla Coldiretti, Iafue PerlaTerra fara chiarezza raccontando la verità lunedi sera 2 novembre dalle ore 18.45, anzi la farà raccontare da alcuni dei protagonisti delle denunce degli anni scorsi che si stanno dimostrando tutte realistiche. Denunce che l’informazione nazionale sembra non voler ascoltare probabilmente perché scomode e perché sollevano, fra le tante altre questioni, il velo sul ruolo di quello che dovrebbe essere un sindacato di rappresentanza (la Coldiretti) e che sta finendo per occupare spazi di speculazione piuttosto che di garanzia.

Interverranno in diversi per raccontare la verità su questa brutta vicenda (agricoltori, tecnici, operatori e, fra loro, Lucio Cavazzoni al tempo presidente di Alce Nero e Gianni Fabbris per Altragricoltura e l’Alleanza per la Sovranità Alimentare). Entreranno cosi le voci che trasmissioni blasonate come “Report” non hanno voluto ascoltare (o che quando hanno ascoltato non ha trasmesso) o che i TG regionali tagliano, lasciandoci molte domande che vi giriamo. Perchè? Per subalternità? Per timore? Per mancanza di professionalità? Noi la realtà la racconteremo per chi vorrà ascoltare ed ha fame di informazione pulita.


Il focus di lunedì 2 novembre 2020 alle ore 18.45 su Iafue PerlaTerra
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