Avanti NO TAV, le donne rurali sono con voi

editoriale del 21 aprile 2021 di Stefania Barca*

sono stefania barca, e registro questo video a nome del collettivo femminista Tutte giù per Terra, per manifestare la nostra solidarietà con Giovanna Saraceno, l’attivista del centro sociale Newroz di Pisa, ferita gravemente durante un presidio in sostengo del movimento No Tav, da un lacrimogeno sparato dalle forze dell’ordine nella notte del 17 aprile in Val Susa.
Siamo solidali con Giovanna per molte ragioni. Innanzitutto, perché Questo episodio gravissimo testimonia ancora una volta il livello insostenibile di violenza che da ormai due decenni, in troppe occasioni, le forze di polizia italiane praticano impunemente contro cittadini e cittadine impegnati a difendere pezzi di territorio nazionale da opere inutili e dannose come il TAV.

Non meno violenta, peró, a nostro parere, é stata la reazione di alcuni giornali e mezzi di comunicazione, che hanno provato a dare di Giovanna una cattiva immagine, come elemento noto alle forze dell’ordine per ‘resistenza a pubblico ufficiale’; a far passare il messaggio subliminale che in fondo la violenta fosse lei. A questo proposito, vogliamo ricordare a tutti che violenza e resistenza non sono la stessa cosa. L’una é un atto di aggressione, l’altra é un atto di difesa- di sé stessi, di chi ci sta intorno, o anche del nostro territorio. Tra qualche giorno tutto il paese celebrerá il 25 aprile – e forse questo ci aiuterá a ricordare la differenza tra violenza e resistenza. Giovanna, come tante altre attiviste, è una resistente – si batte contro la violenza sistemica che attacca i nostri territori e comunità. E di questo le siamo grate.

Con un’emorragia cerebrale e una frattura orbitale all’occhio, Giovanna è infatti solo l’ultima donna in ordine cronologico ad aver subito sul suo corpo la violenza della repressione contro il movimento No Tav. Prima di lei Nicoletta e Dana ed Eddi hanno subito la violenza del sistema giudiziario e carcerario. Le donne che difendono i territori, lottano per relazioni sociali che mettono in discussione lo status quo e si schierano contro la devastazione sociale, ambientale ed economica, sono catalizzatrici di comunità in movimento che non si arrestano dinanzi al potere che detta dall’alto un futuro negato. Giovanna è stata incalzata ed interrogata da chi le ha sparato lacrimogeni ad altezza viso mentre doveva essere presa in cura e trasportata in ospedale. Lì ha subito un secondo attacco violento, che cerca di addossarle la colpa di quanto accaduto, perché se non fosse stata lì, se non avesse appoggiato il movimento NO TAV, se non fosse alleata della valle intera, non le sarebbe successo niente di male.

Dopo aver dispiegato questa violenza inaudita, le forze dell’ordine hanno poi anche impedito lo svolgimento del mercato contadino che si svolge a San Didero. Questo ulteriore provvedimento non puó che confermare quanto affermato finora – e cioé la feroce determinazione con cui lo Stato italiano, in barba a qualunque considerazione di carattere ambientale, sociale e finanche economico, persegue un progetto obsoleto di sottrazione di spazi comunitari, dove si creano relazioni in difesa della terra e alleanze tra produttori* e consumatori* – in nome di un non meglio identificato interesse generale. Questa repressione non fa che confermare quanto le nostre pratiche di cura per la terra, i territori, il cibo, e le nostre relazioni reciproche siano realmente importanti – cosí importanti da essere percepite come una minaccia per l’ordine costituito.

Per una coincidenza densa di significato, il 17 aprile è una data che il movimento internazionale per i diritti dei contadini e delle contadine celebra in ricordo di un eccidio compiuto dalle forze militari a Eldorado de Carajás, in Brasile, contro un gruppo di persone che manifestavano per il diritto alla terra, contro i grandi latifondi e le imprese agropecuarie favorite costantemente dai governi durante la dittatura in quel paese. E il diritto alla terra, e ad un modo di vita auto-determinato dalle persone che la abitano, che rifiuta l’espropriazione materiale e simbolica messa costantemente in atto dai governi italiani per favorire interessi speculativi di vario genere, è anche alla base delle rivendicazioni del movimento No Tav. La feroce ostinazione con cui i governi italiani continuano a portare avanti un’opera che nega palesemente questo diritto è un esempio eclatante, noto ormai in tutto il mondo, di violenza ambientale – una violenza cioè direttamente perpetuata, o tollerata, dai poteri pubblici contro chi difende il proprio diritto alla terra e all’integritá ambientale.

Come attiviste per la giustizia ambientale, contadine, pastore, e ricercatrici vogliamo stringerci simbolicamente intorno a Giovanna e manifestarle la nostra sorellanza contro una violenza che non possiamo accettare come normale, e che continueremo a combattere insieme a lei, nei nostri territori e nelle nostre vite, con i nostri corpi e le nostre parole.


*collettivo femminista Tutte Giù Per Terra.