L’autonomia e il progetto per rifondare il sindacato degli agricoltori

Editoriale del 3 dicembre 2020 di Angelo Candita*

Il sindacato è un ente che fornisce assistenza senza scopo di lucro e che si pone come unico obiettivo della tutela dei diritti, delle imprese o dei lavoratori offre a loro la consulenza necessaria e l’assistenza politica necessaria per soddisfare le esigenze del mondo imprenditoriale o degli operai.
I sindacati delle imprese in Italia sono centinaia, suddivisi o per dimensione/tipologia oppure per settore a volte per territorio geografico.
Era diventato un importante interlocutore nella definizione della politica economica del governo.
In uno studio della Dott.ssa Elena Rizzuti apparso sull’informatore agrario del’08/10/2013 si legge: I Sindacati tradizionali agricoli non sono più credibili. sono soli, isolati ed impauriti – soprattutto perché la “MATERIA PRIMA” sta lentamente ed inesorabilmente contraendosi e si teme per la scomparsa a medio termine.
Bisogna agire, a viso aperto: “le storiche professionali stanno vivendo la terza età e qualcuno addirittura ha sfondato il secolo. E’ giunto il momento di cambiare e rinnovare. lo testimonia proprio Dacian Ciolos, commissario europeo all’agricoltura quando lancia l’allarme: “L’Europa dica senza mezzi termini che abbiamo bisogno dei nostri agricoltori.
Non è tanto una questione “radicale” che respinge i tentativi di creare un’unica grande casa di campagna, dove tutti si possono riparare quando piove e fa freddo, ma i poli si respingono perché non sono opposti e guarda caso nel terzo lustro del nuovo millennio, dove tutto tende alla globalizzazione, continua a tenere banco il “politichese” che si aggroviglia con il “sindacalese” delle agricole che impettite di orgoglio fanno, dell’essere divise, il loro “zoccolo duro”. I cappellini e le magliette simboli di distinzione e “divisione” hanno conservato integri i loro colori: giallo, verde e e turchese, superando barriere e tempeste.
Oggi A. D. 2020, I cappellini e le magliette simboli di distinzione e “divisione” tentano di conservare integri i propri colori ma non riescono più a superare le barriere e tempeste che le stesse imprese agricole stanno alzando e movimentando in diversi modi.
Il modello di rappresentanza degli interessi agricoli, organizzativamente definito nelle forme fin qui conosciute, ha sostanzialmente esaurito un ciclo storico.
Occorre pensare ad un modo nuovo ovvero ad un modo di fare sindacato che sia fuori dall’abbraccio politico-istituzionale evidente e connotante come è oggi.
Questo abbraccio nel tempo ha portato a far cambiare il senso del sindacato agricolo.
Va ridefinito il rapporto tra gli agricoltori e la loro organizzazione professionale e tra l’organizzazione agricola e la società. I bisogni degli agricoltori si sono dilatati e si è ampliata e differenziata la gamma delle figure sociali che gravitano nella galassia agricola e recano con sé le esigenze più svariate.
Le imprese chiedono di rifondare la rappresentanza, questa rifondazione dipende dalla capacità dell’organizzazione professionale agricola di dotarsi di un progetto che riformuli, nel modo più inclusivo e responsabile, i contenuti su cui stabilire il rapporto tra l’agricoltura e la società.
Oggi le imprese non hanno più bisogno della redazione e realizzazione di assistenza, hanno bisogno di un nuovo patto con la società che li porti ad essere i veri protagonisti della difesa della natura e del cibo.
Ancora oggi insiste il tema della rappresentanza politico-sindacale e la rappresentanza non può essere esplicitata con il solo n. di iscritti. Quella rappresentanza che ancora oggi è fortemente radicata in alcune organizzazioni sindacali che non riescono a svincolarsi dall’abbraccio politico-istituzionale.
Le imprese agricole questo l’anno compreso ed allora ecco che si assiste silenziosamente al nascere di una ribellione latente con la costituzione di centinaia di forme associate e movimenti agricoli di base che stanno affievolendo l’abbraccio.
La politica questo l’ha capito e cerca una difesa estrema affinché quell’abbraccio non si allenti.
Al confronto tra programmi e proposte concrete per risolvere i problemi si sostituiscono, invece, la politica spettacolo e dell’inganno.
Le tante imprese agricole che hanno abbandonato i sindacati storici, per riportare il sistema nella giusta direzione della rappresentanza, hanno dimenticato che oggi la rappresentanza è fatta sui numeri e non sulle idee.
La rappresentanza agricola non può eludere il tema della leadership. Finora si confrontano due modelli uno che fonda sul binomio, agricoltori-tecnici, secondo il quale la funzione politica di rappresentanza è assolta da dirigenti che sono titolari di imprese agricole. L’altro, in base alla quale agricoltori e tecnici hanno pari titolo nel formare la base elettorale e concorrono insieme nello svolgimento della funzione politica di rappresentanza.
Anche in questo caso hanno fallito entrambi e l’impresa sceglie per professionalità i tecnici esterni all’organizzazione sindacale, affermando il concetto della libertà di impresa.
Un ruolo forte e determinante in questa fase la stanno avendo i Centri Assistenza Agraria (CAA) attraverso i quali le imprese agricole ricevono tutti i servizi delegati da AGEA per ottenere tutti i finanziamenti proposti dalla PAC.
Ed ecco che in questi ultimi giorni si è concretizzato per i sindacati datoriali agricoli storici, sul tema dei servizi, una riduzione di quella forza dell’abbraccio politico-sindacale, impedendo ai liberi professionisti di poter offrire un servizio qualificato alle imprese agricole.
Possiamo affermare, alla luce degli ultimi accadimenti sulla convenzione AGEA-CAA, che la rappresentanza è ormai non più sulla capacità di esprime idee e supporti per una politica più incentrata al reddito ed alla qualità della vita, ma sul numero dei fascicoli che questa o quella organizzazione agricola detiene.
La politica deve affermare che quell’abbraccio è finito, che il sindacato agricolo imprenditoriale deve consentire a cui tutti gli associati di poter liberamente e alternativamente aspirare ad essere protagonisti, considerando l’organizzazione professionale la casa degli agricoltori e di tutte le persone che hanno interessi nel settore e che intendono partecipare all’elaborazione del progetto comune e condiviso senza la presenza di  leadership e di management.


*Angelo Candita è agricotore e componente della Presidenza Nazionale della Confederazione LiberiAgricoltori