Antibiotici e riscaldamento globale: acquacoltura al crocevia

tratto da tuttotek.it (vedi l’originale)

Il riscaldamento globale e la resistenza agli antibiotici mostrano un nuovo interessante legame in relazione, soprattutto, all’allevamento

La resistenza agli antimicrobici è responsabile di circa 700.000 decessi ogni anno in tutto il mondo. Ora una nuova ricerca, pubblicata su Nature Communications, lancia un interessante allarme su un legame tra riscaldamento, acquacoltura e resistenza agli antibioti

Un indice per valutare la resistenza agli antibiotici in acquacoltura
I ricercatori dell’IRD e del CIRAD, appartenenti all’Istituto di Scienze dell’Evoluzione, hanno esaminato i dati di oltre 400 articoli scientifici. Queste ricerche erano riferite a oltre 10.000 batteri presenti negli allevamenti acquatici provenienti da più di 40 paesi. Questa meta-analisi ha permesso loro di studiare l’effetto della temperatura sul tasso di mortalità dei pesci infettati da batteri patogeni che si trovano comunemente in acquacoltura. Hanno quindi calcolato un indice di resistenza multi-antibiotica (MAR) per 40 paesi. L’indice viene calcolato determinando il numero di antibiotici a cui i batteri sono resistenti. Un indice maggiore a 0,2 indica un’elevata contaminazione da antibiotici. I paesi con resistenza più alta agli antibiotici sono Zambia e Messico. L’Italia, si evince dalla mappa pubblicata nell’articolo, ha un indice che dovrebbe aggirarsi attorno allo 0,3.

Il legame con il riscaldamento globale
I batteri, soprattutto quelli acquatici, sono sensibili alla temperatura. I risultati mostrano come il riscaldamento globale possa promuovere lo sviluppo dei batteri patogeni, quindi lo sviluppo di malattie negli allevamenti ittici. Il riscaldamento globale potrebbe quindi aumentare i tassi di mortalità negli allevamenti ittici, il che probabilmente significherà un aumento dell’uso di antibiotici, soprattutto quelli dove il riscaldamento globale farà sentire di più i suoi effetti. Questo maggior uso potrebbe selezionare i batteri resistenti causando quindi un effetto domino preoccupante.

Una minaccia per la salute animale e umana
Gli autori dello studio lanciano l’allarme per le conseguenze dell’uso inappropriato di antibiotici, sia per la sostenibilità dell’acquacoltura che per la salute umana. I batteri resistenti negli allevamenti possono diffondersi o trasmettere i loro geni di resistenza a quelli che infettano l’uomo, causando così malattie che sono difficili da trattare sia negli animali che nell’uomo. Questi rischi per la salute legati all’uso di antibiotici non si limitano all’acquacoltura ma si possono applicare a tutte i tipi di allevamento. Infatti, circa il 60% delle malattie infettive che colpiscono attualmente gli esseri umani sono di origine animale. Se un batterio resistente o i suoi geni dovessero essere trasmessi all’uomo e gli antibiotici esistenti fossero inefficaci, potremmo affrontare un forte aumento dei tassi di mortalità a causa della resistenza antimicrobica.

Trovare un’alternativa agli antibiotici
Il lavoro ha dimostrato che alcune piante sono altamente efficaci per aumentare l’immunità alle malattie nei pesci. Il loro uso negli allevamenti ittici potrebbe contribuire a ridurre l’uso di antibiotici. Accanto a questo, i ricercatori stanno anche lavorando per sviluppare sistemi di acquacoltura più resistenti basati sui principi dell’agroecologia, allo scopo di ridurre i tassi di malattia. Rodolphe Gozlan, uno degli autori dello studio, sottolinea:

Dobbiamo urgentemente aiutare i produttori a trovare alternative per curare e prevenire le malattie negli allevamenti ittici. Ciò significa incoraggiare la ricerca che si avvale degli approcci One Health o EcoHealth, ovvero multidisciplinare e multi settoriale